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I nomi degli arrestati a Molfetta per gli appalti fantasiosi

Terremoto giudiziario a Molfetta per gestione maxi appalti. La Guardia di Finanza ha eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare, di cui 10 in carcere e 6 ai domiciliari, emesse dal Gip di Trani su richiesta della Procura. Trentaquattro sono gli indagati, a costoro si aggiungono 7 persone giuridiche, affidatarie degli appalti.

Tra gli arrestati ci sono anche un ex assessore ai Lavori pubblici, una consigliera comunale (che però si è dimessa da questo ruolo) e un funzionario del Comune di Molfetta. Questi 3 sono ora in carcere. Stessa sorte per alcuni imprenditori.

Le indagini sono state svolte dalla guardia di finanza anche mediante appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche ed ambientali. Gli inquirenti hanno raccolto prove che dimostrerebbero l'esistenza di un "sistema basato su accordi corruttivi tramite i quali svariati appalti pubblici del Comune di Molfetta" sarebbero stati assegnati a pochi imprenditori in cambio di denaro e altre utilità: smartphone, computer e lavori privati presso le proprie abitazioni. I funzionario compiacenti hanno ricevuto questi illeciti proventi e utilità anche durante le restrizioni di movimento imposte dalle norme in vigore contro la pandemia. Neppure la pura del contagio covid ha fatto desistere i presunti corruttori e corrotti dalla pianificazione delle azioni illecite.   

L'inchiesta giudiziaria ha fatto emergenze illeciti nei lavori di riqualificazione delle strade (asfalti e basolati) e delle piazze “Immacolata” e Aldo Moro”, la messa in sicurezza delle ciminiere dell’ex cementificio, la progettazione del nuovo teatro comunale, la ricostruzione della scuola per l’infanzia “Gianni Rodari”, i lavori di riqualificazione della biblioteca comunale e della “Cittadella degli Artisti”, il servizio di monitoraggio delle acque del porto e la realizzazione del nuovo stadio di atletica leggera. 

Insomma a Molfetta, secondo gli inquirenti, sarebbero state compiute ripetutamente azioni di gestione illecita degli appalti in torto dei sani principi di imparzialità della Pubblica Amministrazione, libra concorrenza tra le imprese e soprattutto dei primari interessi dei cittadini. 

Tra gli indagati ci sarebbe anche il sindaco Tommaso Minervini, in carica dal 2017, il quale però auspica una rapida conclusione dell'inchiesta per poter dimostrare la propria estraneità ai fatti illeciti contestati.

Gli inquirenti hanno definito fantasiosi questi appalti perché gli accertamenti compiuti sino ad oggi hanno consentito di trovare prove che dal luglio 2018 all'agosto 2020 il Comune avrebbe proceduto indebitamente agli affidamenti diretti senza fare le gare per favorire alcuni imprenditori in cambio di denaro e altre utilità. Nei video realizzati dai finanzieri si vedono alcuni imprenditori che salivano nell'automobile del presunto corrotto e, senza pronunciare neppure una parola, depositavano nel vano portaoggetti una busta piena di soldi. Era questo il metodo consolidato che ha permesso a poche aziende, sempre le stesse, di acquisire nuovi sostanziosi appalti.

I reati contestati a vario titolo sono turbativa d'asta, corruzione, falso, depistaggio e peculato.

Questi sono tutti i nomi degli arrestati finiti in carcere: l'ex assessore comunale ai lavori pubblici Mariano Caputo e l'ex consigliera comunale Anna Sara Castriotta, il funzionario comunale Orazio Lisena e sette tra imprenditori e progettisti (Riccardo Di Santo, Andrea Ladogana, Valerio Di Gregorio, Domenico Tancredi, Paolo Conforti, Francesco e Pasquale Ieva). Agli arresti domiciliari risultano esserci invece il presidente della commissione di gara di uno degli appalti pilotati, Vincenzo Manzi, e altri 5 tra imprenditori e dipendenti delle aziende coinvolte: Francesco Sancilio, Mauro Giancaspro, Michele Palmiotti, Maurizio Bonafede, Vito De Robertis.

E' vero che neppure le restrizioni imposte dal lockdown della primavera del 2020 sono riuscite ad interrompere il sistema corruttivo imperante a Molfetta ma ora questi arresti, se saranno convalidati, un stop riusciranno ad imporlo certamente e si spera per sempre. (Rezarta Tahira)