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Raffica di polemiche contro Emiliano per la scelta del nuovo capo Adisu

Michele Emiliano forse non immaginava che gli sarebbe crollato addosso una valanga di critiche per aver "incoronato” un commercialista a capo dell'Adisu, l'Agenzia regionale per il diritto allo studio universitario. Il compito dell'agenzia è di semplificare i processi di gestione del diritto allo studio, di realizzare ogni possibile economia di scala e di dare un volto unitario alle politiche del diritto allo studio e all'erogazione dei servizi destinati a garantire tale diritto alle studentesse e agli studenti della Puglia. Il governatore della Puglia ha scelto per dirigere questo organismo Alessandro Cataldo di Triggiano, cugino acquisito di Anita Maurodinoia, l’ex candidata Pd al consiglio regionale contestata per presunti pagamenti ai rappresentanti di lista.

«Non ci convince la motivazione di ricorrere a un commercialista per analizzare i conti dell'azienda: sarebbe come dire – ha dichiarato il capogruppo regionale di «Noi a Sinistra» Guglielmo Minervini - che siccome un ufficio ha bisogno di lavori di ristrutturazione, si nomina come suo presidente il capo cantiere. Senza dimenticarsi che oggi la Puglia ha il coordinamento di tutte le aziende regionali per il diritto allo studio, con tutto quello che questo comporta. Due indizi non fanno ancora una prova, ma le premesse non ci sembrano delle migliori».

A rafforzare le critiche dell'ex assessore Minervini c'è anche coordinatore regionale di «Noi a Sinistra», Dario Stefàno, il quale afferma che «per metodo e merito, questa nomina è una brutta pagina scritta dal governo regionale nella quale non ci riconosciamo assolutamente. Le operazioni di "riconoscimento" politico non sono mai giustificabili quando investono scelte o questioni istituzionali».

All'attacco anche i consiglieri regionali Gianluca Bozzetti e Grazia Di Bari del Movimento 5 Stelle. Secondo loro «Emiliano continua senza sosta la sua corsa indisturbata alle nomine di partito. Un commercialista non ha alcuna competenza per ciò che concerne il diritto allo studio. Ma si sa che per il Presidente, proprio come il suo compagno Renzi, valgono di più le parentele e le tessere di partito che non i meriti. Emiliano ormai confonde la Regione Puglia per il suo Impero personale governando in completa autonomia ed esautorando i “poteri” e il parere del Consiglio, delle commissioni competenti e della rappresentanza studentesca. Annulli tutti le nomine “sospette”».

Domenico Damascelli, di Forza Italia, commenta dichiarando «capiamo che il centrosinistra ci tenga molto ai parenti e affini ma adesso anche l’Adisu diventa un poltronificio per ricambiare i debiti elettorali: nel centrosinistra qualcuno scambi i corridoi istituzionali per case private dove assegnare ad ognuno la propria stanza e il proprio stipendio».

Infine i consiglieri regionali Erio Congedo e Renato Perrini del gruppo Conservatori e riformisti: «nella valutazione delle candidature per un ruolo regionale ciò che conta non è la competenza o l’esperienza, ma essere stati candidati consiglieri o avere parenti e amici che lo abbiano fatto. Una sorta di risarcimento o riconoscimento di un credito politico da parte di Emiliano: è stato così per Aldo Patruno (candidato consigliere regionale) nominato al Dipartimento Cultura e per il nuovo presidente dell’Adisu, ma anche le recenti nomine alle Arca pugliesi o quelle a direttori delle Asl, ma ancor di più la nomina del proprio staff, tutte rigorosamente fatte applicando in maniera nuova il manuale Cencelli».

Va chiarito che la nomina è stta fatta senza interpellare il Comitato Universitario di Coordinamento e i rappresentanti di studenti e dottorandi. Il coordinamento regionale dell'Adi (Associazione dei dottorandi e dei dottori di ricerca Italiani) pertanto ha espresso il suo «profondo disappunto per le modalità scelte per la nomina del nuovo Presidente dell'Adisu in quanto – secondo loro – è palesemente in contrasto con gli ideali di partecipazione e confronto democratico spesso indicati dall'attuale amministrazione regionale come faro della propria azione amministrativa». (Giancarlo Vincitorio)